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Violenza sulla convivente, vittima 29enne

Maltrattamenti, lesioni personali e violenza sessuale. Pesanti le accuse carico di Eduardo Palumbo, trentenne di Vallo della Lucania da ieri rinchiuso in una cella della casa circondariale del centro cilentano.

Ad arrestarlo i carabinieri della locale compagnia diretti dal capitano Mennato Malgieri. L’uomo avrebbe più volte costretto la convivente, una 29 di nazionalità rumena ad avere rapporti sessuali. Le manette sono scattate nel pomeriggio di ieri quando i carabinieri della locale stazione guidati dal maresciallo Salvatore Sergi hanno dato esecuzione all’ ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Vallo della Lucania. Gli inquirenti hanno raccolto sufficienti elementi per rinchiudere il trentenne in cella. I fatti risalgono al luglio del 2018 allorquando iniziarono le violenze, le vessazioni fisiche e psicologiche, tra le quali ingiurie e minacce. L’uomo secondo quanto denunciato dalla ragazza avrebbe cagionato alla convivente sofferenze ed umiliazioni tale da renderle la vita impossibile. Un inferno quello raccontato dalla donna ai carabineri è più volte culminato in vere e proprie aggressioni. L’uomo durante i litigi  non solo le procurava lesioni personali ma la costringeva ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà. La donna, madre di una bimba, nel mese di luglio dopo l’ennesimo litigio ha dovuto anche far ricorso alle cure dei sanitari dell’ospedale San Luca. É arrivata la pronto soccorso con evidenti lesioni su più parti del corpo. Si è  fatta quindi coraggio ed ha presentato denuncia ai carabinieri della locale stazione. Ai militari ha fornito un racconto dettagliato delle continue violenze subite. La procura ha avviato le indagini raccogliendo a carico del trentenne sufficienti elemento per far scattare l’arresto. Dopo le formalità di rito è  stato tradotto presso la casa circondariale a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. La notizia ha suscitato non poco clamore nel centro cilentano dove il trentenne  è ben conosciuto.

Operai con lavori saltuari da mesi conviveva con la 29enne rumena e la figlia della ragazza. Dopo la denuncia luglio i due sono stati lontani per qualche settimana, poi si erano riavvicinati. Hanno continuato a vivere sotto lo stesso tetto fino a dicembre quando si sono separati probabilmente solo l’ennesima lite. Intanto sono andate avanti le indagini avviate dalla Procura della Repubblica culminate nell’arresto scattato ieri pomeriggio. La donna era stata assistita anche dall’equipe del centro antiviolenza del piano di zona S8 coordinata dalla dottoressa Monia Monzo. La ragazza  straniera, da diversi anni in Italia pensava di aver iniziato una felice relazione sentimentale con il trentenne  del posto, con il quale, da qualche a mese , aveva anche deciso di andare a convivere insieme alla figlia. Con il passare del tempo, però, il sogno di formare una bella famiglia si è trasformato in un incubo. Il trentenne , violento, ha cominciato a trattare la donna come una “cosa di sua proprietà”, aggredendola fisicamente in occasione delle frequenti discussioni. Insultata, picchiata e addirittura costretta ad avere  rapporti sessuale contro la propria volontà dal proprio convivente. Un incubo dal quale, però, la donna ha trovato la forza di uscire, essendo arrivata ad un punto in cui temeva fortemente per la propria vita.  Si è quindi rivolta ai carabinieri che hanno avviato immediate e approfondite indagini. Una vicenda familiare triste. Nei confronti dell’uomo, in tempi brevissimi e ripagando in tale modo la fiducia riposta dalla vittima nelle istituzioni, è stata applicata la più severa misura restrittiva della libertà personale, proprio per tutelare la vittima e impedire il ripetersi di analoghe condotte da parte dell’uomo.

 

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